
Cultura del cibo · Cucina e territorio
Una barca ancorata a Punta Secca dove il vento “sciuscià” e sa di mare
Che cosa si mangia, davvero, a casa di Montalbano? A Punta Secca, il borgo di pescatori della costa iblea che il mondo ha imparato a chiamare Vigàta, c’è una «trattoria contadina di pesce» dove una famiglia del posto cucina ogni giorno il territorio che Camilleri ha trasformato in mito. Questo libro è il racconto di quella famiglia e di quel luogo.
Non una guida, non un semplice libro di cucina: un’immersione per chi ha fatto la foto davanti alla casa del commissario e ha sentito che mancava qualcosa.
Se vuoi acquistarlo, clicca quiChe cosa c’è dentro
Sotto la storia della famiglia, contadini diventati ristoratori nel punto in cui l’altopiano ibleo scivola nel Mediterraneo, corre la storia grande: Kaukana, il porto greco senza mura; le torri saracene della «terra della paura»; il faro, il traliccio dei telefoni e dei dati, la casa della televisione, sei costruzioni che raccontano tremila anni.
Gli ingredienti sono letti come documenti: la melanzana degli Arabi e il pomodoro degli Spagnoli, il sale che rende dolci il cappero e l’oliva, i grani antichi risorti, il fumo del forno a legna, il Cerasuolo di Vittoria. Fino al boccone che riassume tutto: le ’mpanatigghi di Modica, carne nascosta nel cioccolato.
Chiude il libro un ricettario di trentuno piatti, con tecniche, tempi, temperature e storie, scritto da chi i piatti li ha progettati: io, come consulente della famiglia, che di questo luogo ho fatto il mio laboratorio.
Il progetto dietro il libro
Il lavoro di consulenza sul locale lo racconto come case history: A Musciara: la cucina di mare di Punta Secca.