L’arte del pane: pita, azzimo e pane di San Giuseppe

Il pane è il cibo per eccellenza, la forma di nutrizione superiore essenziale per l’uomo e la sua vita sulla terra: non nasce dalla natura ma dalla cultura degli uomini e delle donne. Il pane rappresenta la forma culturale più riconosciuta dei popoli del Mediterraneo, tanto da esserne un simbolo sacro e spirituale, fortemente legato alle religioni di quei popoli, frutto di riti e di significati profondi. In esso si possono riconoscere le risorse vitali fondamentali, simboli stessi del corpo e dello spirito intesi come collettività e fratellanza.
Nel pane sono racchiuse tutte le nostre speranze di pace e di amicizia tra i popoli: tutti ci nutriamo dello stesso pane, che viene dalla Madre Terra. Nel pane troviamo l’armonia con il mondo, frutto di raccolto e non di caccia, prodotto femminile per eccellenza. Il pane appartiene alle donne, nutrimento della vita, estensione naturale della lattazione. Nella mitologia, arca di simboli e significati archetipici, è la donna che regala al genere umano il pane, momento essenziale di passaggio tra un’alimentazione primordiale, di caccia e raccolta selvatica, e un’alimentazione agricola in cui terra, acqua, aria e fuoco non sono più minaccia ma cultura, dunque elementi per la replicazione della vita.
Lievitare è l’azione simbolo della gravidanza, della vita che cresce prima dentro e poi fuori dalle donne, custodi di vita e di sopravvivenza terrena, fecondità della Terra. Mentre gli uomini fanno la guerra, l’esercito delle donne fa il pane. Il pane è pace, il pane è donna.

Tre pani, tre storie
Il pane assume forme diverse a seconda della terra e della fede. La pita, pane piatto del Mediterraneo orientale, si cuoce in pochi minuti su pietra o in forno molto caldo e si apre in una tasca che accoglie il companatico. L’azzimo, il pane senza lievito, è il pane della Pasqua ebraica: ricorda la fuga dall’Egitto, quando non ci fu il tempo di aspettare che l’impasto crescesse. Il pane di San Giuseppe è il pane votivo delle tavole e degli altari che in Sicilia si allestiscono intorno al 19 marzo, forme elaborate che si offrono ai poveri e ai devoti. Ne ho raccontato in un altro articolo.
