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L’età della seta

In Sicilia il gelso è ancora uno degli alberi più familiari, e chi come me ha radici nell’isola lo riconosce subito: la chioma larga, le foglie ruvide, le mani macchiate di viola a giugno. Oggi lo associamo ai frutti. Per secoli, invece, contavano soprattutto le foglie, perché sono il cibo del baco da seta.

Un filo che parte da lontano

Come sia arrivata la seta in Sicilia è una storia fatta di ipotesi e di tappe. Si parla di una prima diffusione in età bizantina, poi dell’impulso degli Arabi, che ne favorirono la coltivazione. Un passaggio ben documentato è quello normanno: nel 1147 Ruggero II porta a Palermo tessitori di seta dalla Grecia, e la capitale si dota di laboratori di corte. Da allora l’isola diventa un territorio di gelsi, di filande e di telai.

Tra Quattrocento e Seicento la seta è una vera industria, soprattutto nella Sicilia orientale e a Messina, che ne fa il suo centro e la esporta per le corti d’Europa. Dopo la rivolta antispagnola del 1674-78 Messina perde i suoi privilegi e il commercio si affievolisce; nell’Ottocento le malattie del baco e la concorrenza dell’Oriente, più a buon mercato, danno il colpo finale. Un prodotto che per secoli ha dato lavoro a migliaia di persone oggi non lo nomina più nessuno.

Che cosa resta nel piatto

Mi interessa questa storia perché è una di quelle economie che il paesaggio racconta ancora: i filari, i toponimi, gli alberi isolati ai margini dei campi. E poi c’è il frutto. Il gelso nero, soprattutto quello coltivato sull’Etna, è un frutto delicato, quasi impossibile da trasportare, che macchia, si schiaccia e dura un giorno; proprio per questo è perfetto per il sorbetto e per la granita, dove l’acidità e il colore profondo vengono fuori meglio che in qualunque altra forma.

Quando servo un sorbetto al gelso nero non sto servendo solo un dessert: sto servendo la memoria di un’economia scomparsa. Oggi il frutto del gelso è tornato di moda, e si leggono promesse miracolose sui suoi effetti. Io diffido dei miracoli e preferisco godermi quello che il gelso ha sempre offerto: un sapore, un colore e una storia lunga mille anni.

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