Baccalà alla vicentina mantecato con fette di polenta grigliata

Baccalà alla vicentina: ricetta con stoccafisso e latte

Si scrive baccalà, si mangia stoccafisso: in Veneto «bacalà» indica il pesce essiccato senza sale, non il merluzzo sotto sale (così il comunicato della Regione Veneto del 2010). La differenza è anche tecnica: lo stoccafisso non si dissala, si ammolla. Perché il nome è sbagliato, e che cosa c’entrino Querini e Trento, è nel saggio Baccalà alla vicentina: origine, Querini e il nome sbagliato.

Il numero che manca a quasi tutte le ricette è il peso. Lo stoccafisso arriva in cucina con un’acqua residua fra il 16 e il 27 per cento (scheda del prodotto delle Lofoten), dunque deve assorbirne molta; si paga il secco ma si mangia l’ammollato e pulito, e il prezzo vero di una porzione dipende dalla resa. Pesate il pesce prima e dopo: è l’unico modo di sapere quanto avete cucinato.

L’ammollo si fa in frigorifero, a 0-4 °C, mai a temperatura ambiente per giorni. Le fonti vanno da 36 ore a tre giorni, e la stessa Confraternita avverte che dipende dal pesce: qui si parte con un controllo a 36 e uno a 48 ore, saggiando il centro con il dito. La cottura segue la logica del «fuoco bassissimo» della ricetta ufficiale, che indica circa quattro ore e mezza per un chilo: per 350 grammi cominciate ad assaggiare dopo un’ora e mezza. Per renderla misurabile propongo forno statico a 120 °C e un liquido fra 85 e 95 °C, senza mescolare e girando dolcemente la pentola ogni mezz’ora.

Dove si sbaglia: il pezzo ancora duro al centro, per ammollo corto o spessore eccessivo; il latte che si separa, se il forno è troppo caldo; il piatto troppo salato, perché acciughe e formaggio salano già; il pesce che si disfa, per ammollo troppo lungo. Una sola avvertenza di sicurezza: il latte caldo sale e trabocca in un attimo, quindi pentola alta, riempita al massimo per due terzi, presine asciutte. Le dosi sono di partenza, da tarare al vostro assaggio.

Baccalà alla vicentina mantecato con fette di polenta grigliata

Baccalà alla vicentina

Stoccafisso battuto, ammollato in frigorifero e cotto a lungo nel latte con cipolla, sardine e olio, poi lasciato riposare e servito con la polenta. Una ricetta da tarare sul pesce, non sull'orologio.
Preparazione 40 minuti
Cottura 2 ore 30 minuti
Porzioni 4 persone

Ingredienti
  

Baccalà

  • 350 gr stoccafisso secco tipo ragno o simile
  • 100 gr cipolla bianca
  • 2 sardine sotto sale o 4 filetti di acciuga sotto sale
  • 150 ml olio extravergine d'oliva
  • 200 ml latte intero fresco più 100 ml di riserva
  • 1 cucchiai farina
  • 20 gr grana grattugiato
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • pepe

Polenta

  • 200 gr farina di mais per polenta
  • 1000 ml acqua circa, salata

Istruzioni
 

  • Battere. Pesate il pesce secco e battetelo sul tagliere, avvolto in un canovaccio, con un martello di legno per qualche minuto.
  • L'ammollo. Mettete il pesce in un recipiente alto, coperto, con circa 1,75 litri d'acqua fredda, in frigorifero a 0-4 °C. Cambiate l'acqua dopo due ore e poi ogni quattro di giorno, una volta prima di dormire. Dopo 36 e 48 ore saggiate il centro con il dito e fermatevi quando cede.
  • Pulire. Aprite il pesce nel senso della lunghezza, togliete lisca, spine e, se volete, la pelle; tagliate pezzi di 6-7 cm.
  • Il soffritto. Affettate sottile la cipolla e cuocetela con metà dell'olio, a fuoco basso, 10-12 minuti senza colore. Dissalate le sardine sotto l'acqua, sfilettatele, tritatele e scioglietele nella cipolla per 3 minuti. Fuori dal fuoco aggiungete il prezzemolo.
  • Il montaggio. Infarinate i pezzi di pesce e scuoteteli. In una pentola larga e pesante con coperchio alternate pesce e soffritto, cominciando da un velo di soffritto. Versate il latte, cospargete di grana e pepe, assaggiate prima di salare (probabilmente non serve) e coprite con il resto dell'olio.
  • La cottura. Forno statico a 120 °C, pentola coperta. Il termometro nel liquido deve segnare fra 85 e 95 °C: se supera i 95, abbassate il forno di 10 °C. Non mescolate; ogni mezz'ora girate dolcemente la pentola. Cominciate ad assaggiare dopo un'ora e mezza e, se il liquido cala troppo, aggiungete latte dalla riserva.
  • Riposo e polenta. Raffreddate in pentola per non più di due ore, poi in frigorifero per 12-24 ore. Il giorno dopo cuocete la polenta (200 g in un litro d'acqua salata, circa 45 minuti, mescolando), riscaldate il pesce a fuoco basso fino a 70 °C al cuore e servite.

Note

Dosi di partenza, da tarare al vostro assaggio: sono la ricetta della Confraternita (1 kg di pesce per 12 persone) scalata a 350 gr per 4, con l'olio un po' ridotto. Prep e cottura sono stime e non comprendono l'ammollo (36-48 ore) né il riposo (12-24 ore); la cottura dipende dal pesce, cominciate ad assaggiare dopo un'ora e mezza. Si usa stoccafisso, essiccato senza sale: non è baccalà sotto sale e non si dissala. Forno a 120 °C e liquido a 85-95 °C sono una scelta per rendere misurabile il «fuoco bassissimo»: nessuna fonte dà una temperatura. Salate con prudenza: acciughe e formaggio salano già. L'ammollo si fa sempre in frigorifero, mai a temperatura ambiente per giorni. Il latte caldo sale e trabocca in un attimo: pentola alta, riempita al massimo per due terzi, presine asciutte. Non è la ricetta ufficiale della Confraternita.

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